Oriente Occidente

Continuando a esplorare la nuova via della seta, Oriente Occidente 2019 si proietta dall’Italia verso Est con occhio vigile sull’attualità e sulle tematiche più discusse. Dalle nuove rotte commerciali capaci di incentivare scambi culturali al dibattito sui cambiamenti climatici passando per la spinosa questione dei flussi migratori e il tiepido disgelo politico con la Corea del Nord - da parte della Corea del Sud ma anche del mondo intero - fino alle gabbie psicologiche-sociali del mondo moderno, la 39° edizione del Festival si muove in un pluralismo di visioni poetiche contemporanee. Lo scopo? Permeare lo spettatore di emozioni, di immagini potenti, di visioni estetiche, instillando il seme del dubbio e della curiosità.

Rappresenta la Cina la più antica compagnia di danza moderna del paese, la Guangdong Modern Dance Company con un lavoro della direttrice artistica Liu Qi sulle relazioni umane (Sumeru). Dalla provincia cinese di Henan arrivano i diciannove Monaci Guerrieri del Tempio di Shaolin protagonisti di uno dei lavori più apprezzati del coreografo belga-marocchino Sidi Larbi Cherkaoui: Sutra, un viaggio di un uomo occidentale nell’universo spirituale buddista e nella fisicità più estrema della pratica delle arti marziali, parte integrante della dottrina dei Monaci Shaolin.

Dopo il successo della scorsa edizione, torna al Festival la sudcoreana Eun-me Ahn con il nuovissimo North Korea Dance, coloratissima esplorazione delle similitudini e delle differenze artistiche tra il suo paese e la Corea del Nord, di cui poco si conosce ad eccezione delle imponenti parate militari per il dittatore. Il fascino incommensurabile dell’Oriente mal si associa con la nomea del continente di ‘grande inquinatore’, sebbene dati recenti sugli investimenti nel settore dell’energie rinnovabili testimonino la volontà di cambiamento di rotta soprattutto da parte del governo cinese. Ma intanto gli artisti denunciano l’autodistruzione del pianeta. Accade anche nell’opera dei due designer cinesi realizzata per la scenografia multimediale di Frozen Songs della norvegese Ina Christel Johannessen, spettacolo sulla fragilità dell’ecosistema terrestre, spunto da cui Oriente Occidente intende partire per approfondimenti e laboratori realizzati in collaborazione con il MUSE di Trento e il Museo Civico di Rovereto.

Non meno attuale il tema dell’esilio affrontato dal coreografo brasiliano, attivo in Belgio, Claudio Bernardo nell’articolato progetto artistico intorno alle Troiane di Euripide di cui Oriente Occidente ospita il debutto mondiale della terza tappa, La Frontiera. Un filo rosso lega il passato delle donne di Troia con le donne di oggi, in attesa sul bordo del mare di un destino migliore, accompagnate nello spettacolo dai cori in greco antico vagamente liturgici composti da Giovanna Marini.

Un focus sull’evoluzione e gli sviluppi della coreografia tra Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia porta al Festival la fisicità spinta di Pál Frenák, che nel suo Birdie indaga i muri e le barriere psicologiche, fisiche, storiche e sociali e i possibili modi per superarle. Insieme a lui, le esperienze coreografiche dei giovani Martin Talaga - al Mart con la performance Soma, - e Beatrix Simko, autrice di un intrigante duetto con la finlandese Jenna Jalonen sul tema delle origini e dell’isolamento in Europa dei loro paesi (Long time no see!).

Molte le coproduzioni realizzate con partner internazionali e sempre in primo piano resta l’attenzione nei confronti della nascente generazione autoriale italiana. Tre gli “artisti associati” al Festival 2019: la new entry Luna Cenere presenta Zoè. Appunti sulla nuda vita, primo step del progetto Genealogia, il pugliese Davide Valrosso con l’assolo Who is Joseph? e il napoletano Pietro Marullo con la nuova creazione HIVE - our hydrological need of cosmic lines.

Punta di diamante del panorama coreutico italiano, Aterballetto debutta al Festival con Dreamers, un trittico che unisce l’israeliano Ohad Naharin alla giapponese Rihoko Sato e al sempre più promettente coreografo interno alla compagnia Philippe Kratz. Altra eccellenza nazionale, habitué del Festival, Michela Lucenti ospite con due diversi lavori: la prima assoluta di Madre dove si mettono in discussione la forza dei legami ancestrali e la capacità di districarsi nel rapporto magmatico con la propria origine, e l’assolo Concerto Fisico per corpo e voce.

Ospiti del progetto di residenze Komm Tanz avviato dalla compagnia Abbondanza/Bertoni di stanza a Rovereto, Tommaso Monza e Claudia Rossi Valli debuttano con Sabba ed Evoluzioni, un progetto di studio intorno all’incontro e alla necessità di dialogo umano nella società.

Apertura con un nome di assoluto rilievo del panorama internazionale all’insegna dell’hip hop colto e “contaminato”, Mourad Merzouki, indiscusso protagonista della scena francese, primo direttore di un Centro Coreografico Nazionale proveniente dall’ambito della danza urbana. Nel suo ultimo e sorprendente Vertikal esplora nuove prospettive sfatando il mito del suolo e della gravità con dieci virtuosi hip hopper pronti a spiccare il volo.

Negli spazi cittadini, en plen air, la danza incontra poi l’acrobazia, il nuovo circo e il parkour. Maestri del trampolino e del palo cinese i quattro intrepidi ragazzi franco-svizzeri di Cirque La Compagnie terranno il pubblico con il fiato sospeso mentre i funamboli di Cirque Rouages lo trasporteranno in atmosfere “altre”. Il parkour di matrice francese incontra il teatro fisico nel pirotecnico lavoro di Urban Playground e la danza di Stopgap Company intreccia forza e vulnerabilità umane con realismo poetico.

Infine, per Progetto Manifattura, la conferma delle increspature del tessuto spazio-tempo teorizzate da Einstein, le onde gravitazionali, visualizzate nello spettacolo aereo e multimediale della compagnia francese Retouramont.

Buon Festival a tutti!



Lanfranco Cis
Direttore artistico